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Stress

La risposta del cervello e del corpo allo stress

By pasquale on 8 Giugno 2023

Nelle situazioni di stress (quando le richieste sono pressanti, oppure superano le risorse di cui disponiamo), per facilitarci il compito, il circuito dello stress (asse ipotalamo-ipofisi-surrene) produce una maggiore quantità di cortisolo (ormone dello stress) e rilascia una dose massiccia di adrenalina e di altri neuro-ormoni. Ciò comporta il restringimento delle vie neurologiche di collegamento fra questo circuito sottocorticale e la corteccia, creando così le condizioni per “quell’agire veloce”, senza necessità di “pensare” e “percepire”, tanto utile nella vita. Se rilasciato, però, in enorme quantità, in situazioni di stress estremo o prolungato, il cortisolo può danneggiare queste strutture di collegamento del cervello, ostacolando la creazione di nuove connessioni tra neuroni e, nei casi più gravi, può distruggere i neuroni stessi, innescando malattie neuro-degenerative. Per questo, lo stress viene considerato uno dei maggiori fattori di rischi per la salute.

Il cortisolo ad alti livelli influenza anche il modo in cui l’evento viene memorizzato: le immagini, le sensazioni corporee, il senso di pericolo e di minaccia del momento, non potendo accedere nelle reti neurali corticali (l’eccesso di cortisolo ne ostacola il passaggio), restano bloccate nel circuito sottocorticale, senza poter essere elaborate e integrate con tutte le altre esperienze. Per questo, vengono immagazzinate in modo grezzo, frammentato e isolato, così come sono state esperite nel momento dell’evento e si riattivano con tutta la virulenza di quel momento, non appena si presenta uno stimolo, anche minimo, che ricordi quell’esperienza stressante o traumatica vissuta (es: un suono, un colore, un odore, un gesto, ecc). Sono queste le memorie traumatiche che attivano i sintomi da stress traumatico e post-traumatico, presenti in diversi quadri clinici che il DSM5 lega allo stress e ai traumi.

La risposta allo stress e ai traumi nelle diverse età della vita

Nella prima infanzia, quando il cervello è intensamente plastico e impegnato nell’attività di costruzione di tutti i circuiti neurali, il sistema neuro-endocrino dello stress è particolarmente sensibile allo stress emotivo e relazionale: i neuroni a specchio, come super-spugne, intercettano e assorbono ogni espressione facciale e tensione corporea del caregiver. Così, una madre ansiosa, stanca, depressa, stressata, può attivare molto il circuito dello stress del figlio e può non riuscire a sintonizzarsi emotivamente con lui. Questa mancanza di sintonizzazione potrà frenare lo sviluppo del cervello del piccolo e, se si tratta di una situazione persistente, c’è il rischio che egli manifesti difficoltà nella regolazione delle emozioni e del comportamento, nella capacità di adattamento e di apprendimento e successive forme di psicopatologia in età adolescenziale. Per di più, “…è stata riscontrata una forte relazione causa-effetto tra l’esposizione a esperienze infantili avverse (ACEs) e il rischio di ammalarsi di malattie che sono tra le cause principali di morte negli adulti: attacco ischemico cardiaco, cancro, malattia cronica polmonare, fratture scheletriche, malattie al fegato, comportamenti a rischio, incidenti per sottovalutazione del rischio. I risultati suggeriscono che l’impatto delle esperienze infantili negative sulla salute da adulti sia forte e cumulativo”. (Felitti et al., 2012).

Nell’adolescenza, quando la corteccia prefrontale è impegnata in un intenso lavoro di organizzazione e di integrazione fra le funzioni cognitive e quelle emotive, uno stress intenso o prolungato può facilitare l’insorgenza di Disturbi dell’Umore, d’Ansia, del Comportamento, dell’Adattamento. È quello che vediamo accadere oggi nei nostri ragazzi, conseguentemente allo stress da pandemia, per il quale la OMS ha lanciato l’allerta sanitario.

Anche nell’età adulta, come già evidenziato, si riscontra una forte correlazione tra alti livelli di ormoni dello stress e molti quadri di psicopatologia e di patologie d’organo conclamati.

Nella vecchiaia, i livelli degli ormoni dello stress sono normalmente più elevati rispetto a quelli riscontrabili negli adulti: il dolore fisico e le limitazioni prodotte da una ridotta condizione di salute sono molto presenti in questa età della vita e attivano sensibilmente il circuito dello stress. Per questo, eventi stressanti aggiuntivi attivano un ulteriore aumento del cortisolo, che, svolgendo un effetto negativo sui neuroni, produce una ulteriore riduzione dell’efficienza cognitiva globale e di tutte le funzioni corporee, accelerando il decadimento globale.

Una maggiore conoscenza dei fattori di rischio, una psico-educazione che aiuti a riconoscere precocemente i sintomi attivati da un alto livello di cortisolo e l’apprendimento di una buona gestione dello stress abbasserebbero molti livelli di rischio.

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