Le ultime scoperte delle Neuroscienze ci restituiscono un’immagine del cervello del tutto nuova: non più organo isolato, che vive nel chiuso della scatola cranica e governato dalle leggi della genetica e della biologia, bensì organo vivo, inter-attivo e dinamico, costantemente interconnesso con l’ambiente, che si modella e rimodella, cambiando forma, dimensione e funzionamento in risposta alle esperienze e agli stimoli che riceve.
Ne consegue, perciò, una nuova medicina basata sulle “evidence based”, che si focalizza sull’ontogenesi dello sviluppo e sull’acquisizione delle competenze di vita che favoriscono lo sviluppo e l’evoluzione degli individui. Questo perché è stato dimostrato che le esperienze dei primi mille giorni di vita lasciano un’impronta plastica nella struttura epigenetica, oltre che nel cervello e in ogni cellula dell’organismo e tracciano la linea dello sviluppo della persona.
Le neuroscienze affettive e il cambio di prospettiva rivoluzionario della medicina
Queste scoperte hanno contribuito a far nascere le neuroscienze affettive, una nuova scienza che, con evidenze scientifiche sempre più ampie, spinge la medicina verso un nuovo approccio detto “olistico”. Un approccio alla salute e alla malattia in cui i fattori bio-psico-sociali si intrecciano, formando una trama in cui è sempre più ampiamente dimostrato che sono i fili psico-sociali a condizionare i fili della biologia, della genetica e dello sviluppo, e non il contrario.
In sostanza, nel campo della medicina, oggi, c’è un cambio di prospettiva assolutamente rivoluzionario, equiparabile ad una nuova rivoluzione copernicana: non è più la genetica a determinare le abilità fisiche, psichiche e mentali degli individui, bensì sono le abilità psico-sociali apprese che condizionano l’espressione genetica di ciascuno.
“Ogni semplice comportamento può essere modificato dalla conoscenza e dall’esperienza…Il cervello è un organo biologicamente programmato a dare risposte adattive a stimolazioni e sollecitazioni, consentendo la continua riorganizzazione dei circuiti nervosi e il continuo miglioramento delle sue funzioni (neuroplasticità cerebrale) …. Alla base della plasticità del cervello c’è il suo potenziamento attraverso l’esperienza, l’apprendimento, il ricordare… e ciò consente la sua rigenerazione anche dopo lesioni” – Erik Kandel (Premio Nobel per la medicina, 2000)
Cosa possiamo fare insieme?
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